Spotify dovrà fare a meno di Michael Mignano

Michael Mignano faceva parte di Spotify dal 2019, anno di acquisizione della sua Anchor, ma ora è giunto il momento dell’addio

Sono tanti i cambiamenti in ambito Spotify, non solo per quanto riguarda il suo approccio sempre più interessato verso i podcast, che hanno portato, negli ultimi tempi, a collaborazione ed acquisizioni importanti.

C’è, infatti, molto fermento anche ai vertici, con alcuni abbandoni e dimissioni piuttosto importanti.
Le prime sono state, entrambe ad aprile, Lydia Polgreen, direttrice di Gimlet Media, società di podcast acquisita da Spotify, che ha annunciato le sue dimissioni per fare ritorno al New York Times, e Courtney Holt, capo del settore video e degli studi di registrazione, che lascia l’azienda dopo aver raggiunto un vantaggioso accorto con Jon Rogan e gli Obama.

Ora il nome è ancora più altisonante, poiché si tratta di Michael Mignano, tech chief della divisione podcast di Spotify.
L’annuncio è stato dato pochi giorni fa e Mignano, co-fondatore di Anchor e Head of Talk del podcasting di Spotify negli ultimi tre anni, che si appresterà a lasciare definitivamente l’azienda a fine giugno.

Nel 2015 Michael Mignano ha co-fondato Anchor, distributore di podcast fai da te, acquistata nel 2019 per più di 150 milioni di dollari senza rinunciare all’estro del suo co-founder, al quale era stato assegnato il compito di supervisionare la crescita e l’espansione del settore.

Anchor lavora come una suddivisione di Spotify, tanto da essere attualmente la piattaforma di hosting di podcast più utilizzata, ormai, tra i nuovi podcast l’85% viene caricato attraverso Anchor.
A questo proposito, Livewire Labs sostiene che uno ogni quattro nuovi episodi di podcast venga pubblicato tramite Anchor. Spotify si è affidata proprio a questa piattaforma per ampliare il suo archivio podcast: il risultato? Se nel 2020 la libreria comprendeva 1 milione di podcast, ora ne ospita ben 4 milioni!

Per ora non sembra che Spotify possa essere danneggiato da questa serie di abbandoni, seppur eccellenti, a dimostrazione che aver deciso di puntare in modo così netto sui podcast ha rappresentato la giusta e vincente strategia.
A supportare questa tendenza sono state anche acquisizioni importanti. Alcuni nomi? A giugno 2021 è stata acquisita Podz, una startup focalizzata sull’intelligenza artificiale al fine di migliorare la scoperta di nuovi contenuti audio. Dopodiché è stato il turno di Whooshkaa, per implementare nuove tecnologie con la suite Megaphone, altro super acquisto da parte della piattaforma audio.

Ultimi in ordine di tempo sono stati Podsight e Chartable, entrambi diventati parte di Spotify a febbraio, anche se molto diversi tra loro: se, infatti, il primo è un servizio che permette di analizzare metriche e insight relativi alle pubblicità all’interno dei contenuti podcast, il secondo è uno strumento riservato agli editori, che permette di allargare il bacino di utenza dei singoli show attraverso un’analisi approfondita dei contenuti.

Decisamente, si tratta di movimenti che rivelano un’azienda solida e in ottima salute!