Italia in 5 minuti, alla sua seconda edizione. Intervista a Andrea Scavo, Direttore Ipsos Public Affairs

È possibile comunicare i dati sulle opinioni degli italiani in maniera accattivante, senza scaricare sugli ascoltatori una serie infinita di numeri, cifre e statistiche? Lo ha fatto Ipsos Italia, e lo ha fatto molto bene, affidandosi al podcast come strumento di comunicazione per raggiungere un’audience più ampia e diversificata.

“Italia in 5 minuti” è la serie podcast nata dalla partnership tra Ipsos, società leader in ambito di sondaggi di opinione, ricerche di mercato e consulenza strategica, e Podcastory. Una fotografia dei pensieri e dei comportamenti più diffusi degli italiani, che Ipsos è riuscita a trasmettere producendo e diffondendo sondaggi mirati ad approfondire diverse tematiche e, in un momento successivo, raccogliendo risposte come vox populi con l’obiettivo di creare dei contenuti correlati alla produzione dei podcast.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Scavo, Direttore Ipsos Public Affairs, per farci raccontare le ragioni che hanno portato all’ideazione del progetto e alla scelta del podcast come strumento della comunicazione di Ipsos.

Dopo l’esordio nel podcast, “Italia in 5 minuti” torna con la seconda stagione: cosa vi ha portato a produrre una serie incentrata su ciò che pensano le persone su determinati temi?

L’esperienza dell’anno scorso è stata molto incoraggiante: la sfida era riuscire a comunicare i dati sulle opinioni degli italiani circa temi di natura sociale in un formato “smart”, breve senza essere superficiali, accattivante senza “ubriacare” gli ascoltatori con valanghe di numeri e di cifre. Un obiettivo ambizioso! Credo che abbia funzionato, e abbiamo deciso di dare continuità in maniera ancora più strutturata quest’anno. Informare, comunicare opinioni, attitudini e comportamenti degli italiani è la mission di Ipsos, e farlo in questo formato è una sfida davvero ingaggiante.

Come avete scelto i temi da affrontare nella serie? Avete seguito criteri specifici?

Sì, siamo partiti dalle principali “giornate internazionali” promosse dalle Nazioni Unite e da altre istituzioni. Sono momenti che aiutano a catalizzare l’attenzione e il dibattito pubblico su temi molto specifici, un’ottima occasione per massimizzare l’efficacia del nostro progetto.

Abbiamo scelto un tema al mese, provando a concentrarci su quelli più rilevanti per la società italiana in questo periodo. Ci siamo fatti ispirare anche dalle tematiche del nostro osservatorio sociale, ItaliaInsight, un monitoraggio continuativo delle opinioni degli italiani sui temi che caratterizzano il nostro tempo.

Tra gli insights emersi dalle vostre ricerche e trattati nei podcast, c’e stato qualcosa che vi ha particolarmente sorpreso?

Sì, certamente. Il bello di questo mestiere è che c’è sempre qualcosa di “inaspettato” nelle opinioni espresse dai cittadini. Per noi ricercatori questo è uno stimolo a pensare sempre “out of the box”, a metterci in discussione. Ad esempio, per restare alle rilevazioni più recenti, il dato sulla malinconia dei Millennials, e più in generale sulla “diseguaglianza” nei livelli di felicità degli italiani, che ci impone una riflessione molto profonda sui mutamenti
della società e i processi di esclusione e marginalizzazione sociale delle generazioni di giovani-non-più-tanto-giovani.

Ancora: nel prossimo episodio in occasione della Giornata Internazionale della Salute vedremo come gli italiani sono in realtà molto soddisfatti per la relazione con il loro medico di famiglia, un dato che in tutta onestà non mi aspettavo.

In che modo i podcast possono contribuire ad un’efficace strategia di marketing e comunicazione?

Il podcast, a mio modo di vedere, è innanzitutto uno strumento, un canale facilmente fruibile, on demand. Anywhere, anytime, come si dice in gergo. È il tipico contenuto che si può ascoltare durante gli spostamenti, ad esempio, quando la fruizione di media visivi non è congeniale. Va incontro alle esigenze di una vita sempre più frenetica, con poco tempo a disposizione ma una grande esigenza di informazione e di approfondimento, con contenuti di qualità.

Nell’era dell’overload informativo in cui tutti viviamo è questa componente a fare secondo me la differenza: la qualità. Che sia l’attendibilità di un dato o un punto di vista originale, un’interpretazione metodologicamente corretta e al contempo interessante, esplicativa, arricchente… con queste chiavi si possono offrire contenuti apprezzati sul mercato e sostenere anche cause, brand e strategie comunicative. L’importante è mantenere autorevolezza e attendibilità.

Quali tendenze avete riscontrato nel settore podcast nell’ultimo anno?

Un consolidamento del canale, direi. I dati della Ipsos Digital Audio Survey 2023 mostrano come ormai quasi 4 italiani su 10 nella fascia di età 16-60 anni li ascoltino, con un tasso di fedeltà e di coinvolgimento più alto di altri canali. Si allarga la base degli ascoltatori, ma aumenta anche la frequenza di ascolto e la varietà delle occasioni di ascolto (in casa, sui mezzi pubblici…). Aumenta anche l’ascolto in auto, dato particolarmente interessante.

Trattandosi di un mercato in continua evoluzione, è probabile che a breve emergano nuove tendenze e sviluppi?

Le tendenze che registriamo spingono, da un lato, verso la “serializzazione” del podcast: l’ascolto è sempre meno “spot” e cerca una continuità di format, di temi, di approcci che proprio un progetto come “Italia in 5 minuti” ambisce ad offrire. Dall’altro lato, l’allargamento della base degli ascoltatori pone la sfida di accompagnare sempre di più una fruizione di tipo “pull”, che risponde cioè ad un’esigenza conoscitiva specifica, per cui l’ascoltatore si mette attivamente alla ricerca di contenuti podcast, con leve di ingaggio differenti, che vanno più verso la proposizione di contenuti affini e potenzialmente interessanti.

In questo senso, il ruolo di produttori e piattaforme di distribuzione diventa ancora più rilevante: immagino che nei prossimi anni questi verranno concepiti sempre più come veri e propri “canali” multitematici, con la loro riconoscibilità ma con una funzione di attivazione anche di un pubblico meno specializzato.

 

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