Come è nato Clubhouse?

Creata da Paul Davison e Rohan Seth, questa app ha già fatto tanta strada e sembra destinata a far parlare di sè ancora per molto tempo

Un’intuizione figlia della pandemia: Clubhouse potrebbe essere definita così, poiché ha visto la luce proprio quando ci trovavamo tutti chiusi in casa a causa del lockdown. E, mentre la maggior parte di noi, dopo lo smart working, passava il suo tempo libero impastando, allenandosi online e divorando serie tv, c’era chi, colpito da un’idea geniale, creava un nuovo social network.

È così che Paul Davison e Rohan Seth hanno lanciato la loro creatura, che ha visto la luce nell’aprile 2020, esclusivamente sulla piattaforma iOS e, nei primi mesi di pandemia, ha sfidato il Covid-19 e si è fatta conoscere, neanche troppo timidamente.
In realtà, si è capito subito che, pur essendo di nicchia, Clubhouse sarebbe stata un’app dalla forte caratterizzazione, che, a discapito del periodo particolare che stiamo ancora vivendo, accetta iscrizioni solo su invito e con il proprio nome di battesimo. Niente pseudonimi e niente nickname, solo la realtà, e la propria voce, tramite audio e messaggi vocali.

Gli investimenti e il successo dell’app

Il lancio del social è avvenuto tramite un investimento di 12 milioni di dollari, sborsati a maggio 2020 cosi suddivisi: 10 milioni di dollari di capitale primario e 2 milioni di dollari di acquisto di azioni già esistenti, effettuati dalla società di venture capital Andreessen Horowitz, fondata nel 2009 da Marc Andreessen e Ben Horowitz e con sede attualmente nella Silicon Valley. Con questi natali prestigiosi, Clubhouse non poteva certo essere un’applicazione di basso livello. E infatti, da subito ha attirato l’attenzione di imprenditori, investitori e professionisti di alto profilo.
Per valutarne la sua evoluzione, va detto che a dicembre 2020 Clubhouse vantava 600.000 utenti, che sono tanti se si considera l’accessibilità solo tramite invito, e questa rimane rigorosamente la sua policy attuale, nonostante le proteste dei molti curiosi che vorrebbero prenderne parte.

E oggi? Gli ultimi dati, risalenti a gennaio 2021, sono ancora più positivi, poiché si è arrivati a 2 milioni di utenti, e questo ha incoraggiato i fondatori a ideare una applicazione che possa essere accessibile su Android e quindi scaricabile tramite questo sistema operativo, come avevamo preannunciato in Benvenuti su Clubhouse.

C’è da dire che una bella impennata verso obiettivi e investimenti ancora più ambiziosi è stata data dall’intervento di Elon Musk, fondatore e CEO di Space X e co-fondatore e CEO di Tesla, il quale ha dato appuntamento ai suoi follower tramite un tweet, invitandoli a seguirlo su Clubhouse. Inutile dire che è stato un successo: 5.000 fortunati (il massimo che una stanza possa contenere) si sono ritrovati nella room nella quale si è discusso per oltre due ore di Marte, ma anche di intelligenza artificiale e energia.

E da quel momento, anche chi ignorava ancora Clubhouse, ha imparato a conoscerlo. E, altra cosa importante, a gennaio Andreessen Horowitz ha deciso di fare un ulteriore investimento, ancora più consistente del primo, che ha fatto schizzare alle stelle il valore del social: 100 milioni di dollari, grazi ai quali ora Clubhouse vale addirittura 1 miliardo.

Sicuramente, i suoi fondatori erano ben consapevoli di quanto stavano creando, poiché, dopo tentativi durati ben dieci anni, sono arrivati alla conclusione che quello che serviva davvero, e che non era ancora stato creato, era un social da frequentare non con apparizioni fugaci, ma con una maggiore partecipazione e senza fretta.

Certo, il fatto di non avere fretta potrebbe far pensare a un prodotto nato per fallire, considerando che nessuno, al giorno d’oggi, sembra avere tempo di fermarsi. Ma, se ne vale la pena, si sa, il tempo si trova e la fretta sparisce come per incanto.
Questo accade perché ciò che la applicazione di Davison e Seth offre è la possibilità di entrare in contatto con professionisti davvero di primo livello nei loro settori, quindi da ascoltare senza riserve ma con la consapevolezza di avere molto da imparare.

Ovviamente, dopo il lancio, sono stati proprio i frequentatori del social a farlo diventare un luogo accattivante e interessante, poiché sono loro ad offrire contenuti in grado di catalizzare l’attenzione di chi si collega nelle stanze ad ascoltare. Ecco perché l’ingresso tramite inviti risulta essere una scelta vincente: in questo modo ci si assicura la partecipazione di personaggi che hanno davvero qualcosa da dire ed esperienze uniche da condividere.

Il futuro di Clubhouse

Ad oggi, Alpha Exploration, la società fondata dal mitico duo Davison-Seth, ha al suo arco solo la freccia Clubhouse, ma sembra in grado di fare da traino a ciò che avverrà nel futuro. Sicuramente i co-fondatori non si adagiano sugli allori, e stanno pensando ad un sistema di biglietti per permettere di partecipare ad alcuni eventi o dibattiti mirati, fino a proporre una serie di abbonamenti, giusto per monetizzare ciò che fino ad ora rimane solo un grande potenziale.
Altra idea, a conferma della consapevolezza che il social lo fanno, in gran parte, gli utenti, è quella di remunerare chi è in grado di creare contenuti. Se pensiamo che su Clubhouse passano scienziati, artisti, imprenditori e musicisti, ma non solo, ce ne saranno da sentire davvero delle belle.


A proposito, voi avete l’invito?