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Musica e podcast? Secondo iHeartMedia il connubio funziona

Conal Byrne, CEO di iHeartMedia, analizza la situazione attuale dei contenuti audio senza dimenticare l’importanza della radio

Senza dubbio, Spotify negli ultimi anni ha cambiato il modo di ascoltare radio e musica. Con la proposta combinata di podcast e streaming musicale, infatti, ha saputo reinventare l’approccio verso i contenuti audio, confermandosi la piattaforma leader nel settore a livello mondiale.

Ma non c’è solo Spotify a offrire questa combinazione vincente e, tra le realtà del settore, sia diventando una fonte autorevole anche iHeartMedia Digital Audio Group, come ha voluto testimoniare Conal Byrne, suo CEO.

iHeartMedia, piattaforma di streaming audio, fa il punto sulla situazione dei contenuti audio

Byrne, nello specifico, ha focalizzato la sua riflessione nell’ambito marketing, facendo presente che le offerte più richieste e apprezzate sono quelle che riescono a combinare i due mezzi, quello radiofonico e quello del podcasting.
Ciò che ne decreta il successo è sicuramente la combinazione tra la tradizione della radio, che ha intavolato per prima l’arte della conversazione e che ancora detiene il maggior numero di ascoltatori fedeli quando si tratta di contenuti audio, e l’innovazione della narrazione continua del podcast.

L’azienda di Byrne testimonia questa tendenza con i numeri resi noti: per i primi tre trimestri del 2022, le entrate totali dei podcast di iHeart sono aumentate del 57%, pari a 245,5 milioni di dollari, compreso un aumento del 42% da anno a anno nel terzo trimestre, nonostante il mercato pubblicitario sia diventato più ostico e concorrenziale.

Ciò significa che il settore dei podcast sta diventando redditizio e, come sappiamo, è proprio questa la vera sfida, riuscire a monetizzare in maniera concreta, come anche Spotify sta cercando di fare.

Il segreto del successo: mai dimenticare le radici della trasmissione radiofonica

Il mix di vendita di annunci radiofonici e podcast sta funzionando per iHeart a tal punto da essere l’azienda con la maggior parte delle entrate pubblicitarie dei podcast.

Questo successo può essere spiegato dalla consapevolezza di Byrne dell’importanza delle radici. Il podcast, infatti, nasce dalla trasmissione radiofonica e dall’abilità di affinare la capacità di conversazione online. La radio lo fa da decenni e il podcast, se vuole essere di qualità, non può prescindere da questo format.
Il creator, come anche il marketer, lo sanno bene, e ne fanno un caposaldo quando si tratta di fare scelte ponderate.

Altra cosa da non sottovalutare è il peso che hanno le radio sul pubblico, poiché sono da sempre, e in qualche caso da ben 100 anni, un punto di riferimento indiscusso per gli ascoltatori, per la capacità di coinvolgere, di raccontare e di informare.
C’è allora posto per la radio digitale e per i contenuti online? Secondo Byrne sì, anche in un’ottica di futuro a lungo termine, dove probabilmente ci sarà meno spazio per i social media e molto di più per i podcast.

La tendenza, infatti, potrebbe essere quella di scegliere una modalità di comunicazione più coinvolgente e personalizzabile, da vivere in prima persona e attivamente. Ciò avviene sempre meno con i social network, che spesso subiamo passivamente scorrendo le notizie.

La parola d’ordine del futuro, dunque, sarà coinvolgimento, senza dimenticare l’empatia, che sanno fare leva sull’ascoltatore facendolo sentire protagonista. In fondo, essere sempre connessi è già il trend più diffuso.